Immigrati vs terremotati: perché?

Il potere dei social è quello di accumulare notizie su notizie e spararle –senza ritegno- sulla “home” di tutti noi. Facendo molta confusione. Moltissima se non si presta attenzione alle fonti da
cui vengono tratte e soprattutto da chi le pubblica. In momenti tragici come questi spesso sono ancora di più amplificate e gli sciacalli da tastiera sono sempre in agguato.

Mi sto riferendo allo scontro mediatico tra immigrati e terremotati.

Ma perché? Perché ci facciamo prendere dagli istinti più bassi?

Premetto: non è un post né di destra né di sinistra. E’ semplicemente un pensiero che voglio esprimere dopo le cazzate che ho letto in questi giorni. Le troppe cazzate che vengono scritte e condivise tutti i giorni.

Partiamo dal fatto che sono due problemi completamenti diversi, scollegati tra loro. E non sto parlando dell’indignazione che ormai da molti mesi si respira ogni volta che viene toccato il tema degli alloggi destinati ai richiedenti asilo (gli hotel o i centri di accoglienza), ma del fatto che vengono sempre e comunque utilizzati come capro espiatorio. La causa di tutti i mali sono i negri. O i gialli. O i marroni leggermente più chiari che però contro luce sembrano più cattivi se visti di spalle. Ma dai.

Avete presente il “caso Dreyfus”? Quello del capitano alsaziano di origine ebraica che fu accusato nella Francia di fine XIX secolo di tradimento con la Germania? Risultato? Divise il Paese, lacerò l’esercito e creò nuovi equilibri portando la paranoia tra tutti i cittadini. Alla fine si scoprì che era innocente. Sembra un ritorno al passato, dove la gente si fa prendere dalla troppa paura (giustificata e più che legittima in moltissimi casi, soprattutto negli ultimi mesi), dai pregiudizi, dal “sentito dire” o nei peggiori dei casi “l’ho letto su Facebook”. Non per forza se Salvini grida “RUSPA!” tutti devono gridarlo a loro volta ancora più forte come caproni perché è più comodo seguire la massa e “fare di tutta un’erba un fascio” senza pensare due volte prima di aprire la bocca e analizzare le diverse situazioni. Non dico che sono/siamo tutti buoni, belli e bravi, assolutamente. Ma come ci sono italiani onesti così ci sono anche italiani mafiosi. Ed è così anche per “loro”. Pensateci, solo per un secondo.

Ma torniamo alla polemica provocata dal terremoto di Amatrice, del possibile scambio immigrato-tenda terremotato-hotel. Molto sinteticamente: non ha alcun motivo di esistere!

Sono entrambe delle emergenze. I terremotati hanno perso tutto –o quasi- in una sola notte a causa del sisma. Paesi rasi al suolo, ricordi e fatiche di una vita distrutti a causa di una calamità naturale. Gli immigrati, la maggior parte (non tutti, siamo sinceri), scappano da guerre e persecuzioni dopo lunghi viaggi della speranza nei quali molti non vedono la fine. Lo so. Può sembrare tutto romanzato e da buonisti, ma in fondo è così che stanno le cose.

Se paragonate, le due vicende possono avere molti aspetti in comune per certi versi, punti di vista differenti permettendo. Così come afferma Francesca Spada, superstite di Amatrice che ha vissuto in prima persona questo dramma venendo aiutata dalla solidarietà dei vicini e diventata virale per quel suo post su Facebook condiviso da migliaia di persone, gli amatriciani non vogliono cacciare gli immigrati dagli alberghi. Soprattutto dopo che hanno potuto capire un po’ più da vicino –sfortunatamente- il dramma comune del “perdere tutto”. Non lo ha affermato solo lei, in veste di amatriciana, ma molti sui compaesani che si sono scagliati contro i titoli, a dir poco provocatori, sbattuti in prima pagina dal quotidiano Libero: “STATO CRIMINALE: vittime del sisma in palestra, profughi in hotel.” A cosa serve tutto questo? A creare più caos di quello che c’è già? Forse non viene tenuto conto del fatto che, vivendo una situazione come questa in prima persona, si possono vedere le varie situazioni in modo diverso.

Ad esempio, siamo sicuri che gli abitanti di Amatrice, Accumoli e Arquata preferiscano abbandonare la propria terra per trasferirsi –sempre provvisoriamente- in hotel distanti chissà quanti kilometri, visto che quelli presenti nelle loro cittadine sono completamente inagibili? E siamo sicuri che non vogliano invece restare lì, a difendere, con fatica e sudore, quel poco che gli è rimasto e provare a ricostruire quello che è stato distrutto?

Vi siete mai posti questa domanda?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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