Chi sarà il nuovo Presidente americano?

Sconforto, incredulità e ribrezzo. Questi gli stati d’animo di una considerevole parte dei cittadini europei -o comunque italiani- nell’assistere la corsa alla Casa Bianca tra Donald Trump e Hillary Clinton, che si concluderà il prossimo 8 Novembre con i tanto attesi risultati.

Ma quindi, chi vincerà?

La campagna elettorale si è spesso basata su scontri e dibattiti non troppo “politici” in senso vero e proprio del termine: nella maggior parte dei casi gli insulti futili tra i candidati e le schermaglie per affermare l’illegalità dell’avversario l’hanno fatta da padrone.

Donald Trump, l’imprenditore in politica esponente del partito repubblicano, porta sulla coscienza importanti sgravi fiscali ed espressioni omofobe che hanno suscitato grande scalpore mediatico, contro Hillary Clinton, ex segretaria di Stato democratica e rappresentante dell’establishment, che viene invece criticata per l’opacità morale che ha contraddistinto la sua carriera (vedi la copertura al marito Bill nello scandalo che lo ha coinvolto in anni passati e più recentemente la questione delle mail).

Nella scelta delle preferenze, il popolo a stelle e strisce è animato dal fanatismo puro, propugnato da Trump, o in opposizione, dalla volontà di evitare la vittoria di quest’ultimo, schierandosi dalla parte della Clinton. I sondaggi, infatti, dimostrano che la maggior parte degli elettori democratici andrebbero a votare per lei solo per scongiurare il pericolo della salita al potere del magnate. Gli elettori di quest’ultimo provengono invece dalle classi operaie e dalla casta cattolica, che scelgono di votare per il candidato repubblicano nonostante il suo piano politico non sia troppo chiaro e, di conseguenza, facilmente realizzabile.

Visti gli scandali di entrambi i candidati e le maniere che hanno animato questa campagna, ormai con le sembianze quasi di un duello medievale, è possibile notare un forte regresso da parte della società statunitense, che sembra aver perso tutta quella coscienza politica che è stato il perno nel buon funzionamento dei governi che si sono succeduti. Analizzando però alcuni fenomeni che hanno fortemente influenzato la coscienza civile, non ci sarebbe da meravigliarsi troppo.

Gli ultimi tre anni hanno portato all’apice il racconto delle serie televisive nelle case dei cittadini statunitensi (e non solo), che proprio perché storicamente influenzati dall’informazione di massa e dalla TV, sono quasi assuefatti alla visione di una politica sporca, rude e crudele, come quella presentata in House of Cards o in Scandals.

Quello che dunque in Italia potrebbe sembrare sconcertante -una campagna elettorale di una certa bassezza culturale- negli Stati Uniti è dunque diventato ordinario tanto da essere entrato nella forma mentis dei cittadini.

Come già citato in precedenza, lo statunitense medio è fortemente influenzato dall’informazione di massa (televisione, giornali e social), tanto da farsi spesso abbindolare in maniera quantomeno sciocca da alcune tecniche di mercato che si basano sulla disinformazione del cittadino; si ricordano infatti i casi di un fantomatico clown killer che girava a piede libero negli U.S.A. e che spingeva all’ acquisto delle armi, o alla leggenda delle caramelle del dolcetto o scherzetto di Halloween avvelenate, che invece spingeva all’ acquisto di quelle già confezionate.

A prescindere dal risultato elettorale, l’involuzione che sta animando la società americana non aiuta di certo la stabilità dell’assetto internazionale dei paesi, sempre più privi di punti di riferimento e propensi ad un cambiamento sempre più populista e fanatico (vedi i principali movimenti di “nuova politica” che si sono creati in Europa negli ultimi 5 anni).

 

Ecco perché, in ogni caso, l’8 Novembre gli Stati Uniti assisteranno ad un fallimento sociale, politico ed economico, atipico per l’inizio di un governo, che invece di solito anima la fine di un mandato.

 

di Francesco Calabretta

 

 

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