Fake news: nuova piaga sociale o business?

Fake news, bufale, notizie false, frottole, chiamatele come volete. Quello che certamente provocano è un grosso alteramento del senso della realtà.

Ed è proprio per questo che sono difficili da contrastare.

“Inventano del tutto le informazioni, disseminano contenuti ingannevoli, distorcono in maniera esagerata le notizie vere”. Così le definisce Melissa Zimdars, docente di comunicazione al Merrimack College nel Massachusetts.

Diciamocelo: le notizie false e la disinformazione sono sempre esistite, fin dai tempi antichi. Quello che però è cambiato è il mezzo di diffusione di queste, la rete. Con il “giornalismo online” chiunque può informarsi molto facilmente e allo stesso tempo condividere notizie poco attendibili a bassi costi e con alte possibilità di diffusione su larga scala.

In tutta Europa ci si sta interrogando su come contrastare questo fenomeno, partendo dall’appello di Laura Boldrini, Presidente della Camera dei Deputati, #BastaBufale (vedi) fino ad arrivare in Svezia dove il ministero dell’Istruzione propone una soluzione a lungo termine. Dal 2018, infatti, entrerà in vigore un programma che parte dalle scuole elementari e prevedrà nuovi corsi incentrati a migliorare le competenze digitali e l’analisi critica delle fonti di informazione.

Queste macchine di notizie false non creano solo mala-informazione ma generano un vero e proprio “mercato delle falsità”. Per ogni click che un utente fa, c’è qualcuno dall’altra parte dello schermo che si arricchisce. Esistono delle vere e proprie fabbriche di bufale, aziende che inventano delle storie false a cui credono in molti che, aprendo il link per saperne di più, gli fanno incassare attraverso la pubblicità.

Funziona più o meno così.

Quando clicco su una notizia che mi interessa, il sito visualizza sul mio dispositivo una pubblicità e per ogni visualizzazione il sito incassa una piccola cifra.

Tante visualizzazioni. Tante piccole cifre. Grosse cifre.

Questi siti web, pagine Facebook, profili Twitter sono molto organizzati e portano ad una viralità forzata di una notizia falsa. Ne esistono tantissimi, ma tramite i codici, contenuti all’interno dei banner pubblicitari, si è scoperto che in realtà molti di questi siti apparentemente separati tra loro per contenuti e grafica hanno lo stesso codice pubblicitario, e quindi gli stessi proprietari. Tutto è studiato a tavolino per ingannare la gente e raccogliere quanti più click possibili, a partire dal nome delle testate giornalistiche false che traggono in inganno per la loro somiglianza con quelle originali e più affidabili (es. TG24News, IlGiomale, IlFattoQuotidaino ecc.) e passando per il titolo della notizia scritto, spesso in modo provocatorio, per incuriosire il lettore.

Un altro grosso problema delle fake news è che non creano solo cattiva informazione, ma possono incidere anche sull’economia (se viene messa in giro la voce che un’azienda utilizza determinate sostanze cancerogene o additivi chimici, per esempio) o spostare l’esito di un’elezione (qualora venisse screditato un rappresentante politico i voti si possono spostare da una parte o dall’altra).

I lettori sono ignari del fatto che le loro paure, la loro credulità, le loro insicurezze vengano sfruttate. Se la storia fa leva sulla mia rabbia, sul mio odio è probabile che qualcuno stia provando a manipolare le mie emozioni. Le bufale funzionano perché la gente vuole il titolo, vuole la notizia e se la notizia piace a me e rispecchia il mio pensiero la prendo per vera.

Il ragionamento, molto semplice, è: piace a me quindi è vero.

I ricavi dei “creatori di bufale” sono i risultati della superficialità con cui gli utenti si informano oggi online. Se non esistessero i social network le notizie false non verrebbero divulgate così facilmente.

Quindi, per evitare di essere ingannati cosa bisogna fare?

Si può iniziare cercando la verificabilità della notizia su Google e successivamente nei mezzi di comunicazione tradizionali. Se non ne trovo conferma da nessuna parte è quasi sicuramente una bufala.

Proprio perché internet è gratis e quindi accessibile a tutti, appena si riceve un’informazione ci crediamo e nel dubbio la mandiamo in giro. Pay attention!

 

 

N.B. Se clicchi qui potrai trovare una lista di tutti i siti, blog, pagine Facebook ad alto rischio di bufale. Tranquillo/a, non ci guadagno niente.

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